Interviste sul tema: prospettive sull’Università. Tra passato, presente e futuro (2)


Intervista a Imam Yahya Pallavicini: la necessità di un centro accademico musulmano in Italia.

Yahya Sergio Yahe PallaviciniYahya Sergio Yahe Pallavicini, nato nel 1965, è un intellettuale musulmano di nazionalità italiana, nonché vice presidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana (CO.RE.IS). Dopo gli studi di arabo e di islamistica al Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica (PISAI), egli si è impegnato instancabilmente per la promozione del dialogo interculturale ed interreligioso. Divenuto consigliere del Centro Islamico Culturale d’Italia e ambasciatore dell’ISECO per il dialogo tra le civiltà, da cinque legislature è referente per l’Islam italiano presso il Ministero dell’Interno, il Ministero degli Affari Esteri ed il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Collabora anche, da oltre un decennio, con la Presidenza della Commissione Europea. Inserito nella selezione dei rappresentanti istituzionali dei 500 musulmani più influenti nel mondo, è stato uno dei 138 sapienti musulmani internazionali che, nel 2007, hanno sottoscritto il documento Una Parola Comune tra noi e voi indirizzato alle autorità religiose del Cristianesimo. Tra le sue pubblicazioni: L’Islam in Europa. Riflessioni di un imam italiano, Il Saggiatore, Milano, 2004; Dentro la Moschea, BUR-Rizzoli, Milano, 2007; Il Misericordioso. Allah e i Suoi Profeti, Edizioni Messaggero, Padova, 2009; La Sura di Maria. Traduzione e commento del capitolo XIX del Corano, Morcelliana, Brescia, 2010.

Dottore, a due secoli dalla morte di Muhammed, l’Islam si sviluppò incredibilmente e il suo Impero conteneva una città di immensa ricchezza, Baghdad. A partire dall’VIII secolo d.C., essa è stata il centro intellettuale del mondo islamico. È qui che una élite di sapienti composta da musulmani, cristiani ed ebrei, si è ritrovata ed ha trattato diverse tematiche. La celebre “Casa della Sapienza” ha ispirato altri centri di cultura nel mondo musulmano. Oggi si avverte l’esigenza di creare un centro di studi e di diffusione della cultura e delle scienze islamiche anche in Italia… A cosa l’Islam riconduce la ricerca e la pratica del sapere?

La dottrina islamica prescrive la ricerca della Conoscenza come un “dovere dei credenti” e il profeta Muhammad ha invitato i suoi compagni a cercare la Conoscenza viaggiando “fino in Cina”, vale a dire fino ai confini più estremi del mondo o, come forse direbbe papa Francesco, fino alla “fine del mondo”. In realtà, l’inizio della Rivelazione di Dio portata dal Messaggero dell’Islam aveva la funzione di squarciare il velo dell’ignoranza e dell’idolatria e di ristabilire un ciclo di Conoscenza e adorazione del Dio Unico. Già in quei tempi, come ai tempi dell’inizio della predicazione di Gesù nel Tempio o di quella di Mosè in Egitto, una comunità minoritaria di adoratori “in Spirito e Verità” temeva che fosse giunta la “fine del mondo”, nel senso di un mondo che avesse esaurito la sua funzione di rendere ospitalità alla ritrasmissione della Conoscenza del suo Creatore. I profeti hanno però ristabilito questa primordiale alleanza, permettendo ai fedeli dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam di riscoprire la retta intenzione per una vita concentrata sul santo Ricordo e la Conoscenza del Signore. Questo patrimonio è stato provvidenzialmente custodito e ritrasmesso da alcuni nobili eredi di questa “via alla Conoscenza”, che hanno servito la sete intellettuale di molti fedeli, che avevano e ancora hanno una attrazione per l’approfondimento della fede tramite lo studio delle fonti della dottrina religiosa e della scienza sacra. La dinamica di queste “vie” o “regole” o “scuole sapienziali” ha sviluppato anche un proficuo confronto tra i saggi e gli studiosi di varie confessioni, permettendo la scoperta di corrispondenze e convergenze tra teologi e scienziati ebrei, cristiani e musulmani, in Oriente come in Occidente. Per la civiltà islamica, Madinah, Bagdad, Damasco, Il Cairo, Kairouan, Fes, Istanbul, Gerusalemme, Qom, Agra, Kuala Lumpur, Jakarta, Cordoba, Granada e Palermo hanno storicamente e artisticamente rappresentato le sedi di un irradiamento del sapere spirituale, dove sono nati alcuni centri di studio e di elaborazione dottrinale e di confronto interculturale e interreligioso.

Quali crede siano le sfide che la formazione culturale islamica oggi è chiamata ad affrontare?

In questo momento storico, una profonda crisi colpisce questi stessi centri e le varie comunità religiose incapaci di far fronte con una adeguata vitalità intellettuale all’accelerazione e alla influenza di correnti di pensiero che vanno dal nichilismo al relativismo, dal materialismo al sincretismo, dall’egoismo alla globalizzazione, dal laicismo al radicalismo. Tutto sembra complicarsi dalla perdita di alcuni orientamenti valoriali e principiali nella vita, che pongono l’uomo in imbarazzo nei confronti della dimensione del divino e sembrano costringerlo a schierarsi orizzontalmente e in modo spesso conflittuale tra Oriente e Occidente, nostalgia o progresso, tradizione o modernità, fede o ragione, religione o politica. Per questo, la costituzione di un centro di approfondimento, incontro e dialogo tra i saperi delle varie comunità religiose assume un’importanza fondamentale, perché può creare una oasi nel deserto per le genti ancora sensibili alla natura primordiale dell’uomo e alla formazione interdisciplinare di un’intellighenzia o élite intellettuale in grado di leggere e orientare le sfide sociali secondo una prospettiva più lungimirante e saggia della realtà.

Per quanto attiene alla proposta fatta in Italia, da dove scaturisce questo bisogno e cosa spinge a proporre una tale iniziativa?

L’Italia, per la sua tradizione storica e culturale, sembra poter ospitare e favorire naturalmente questo centro. Essa ha infatti maturato una maggiore esperienza di relazione tra autorità spirituale e potere temporale e vissuto un precedente virtuoso in cui le varie comunità ebraiche e scuole rabbiniche, le gerarchie degli ordini contemplativi del Cristianesimo cattolico e la presenza di una prima generazione di musulmani ortodossi ed ecumenici, uniti dalla comune ispirazione alle benedizioni dei profeti e all’insegnamento dei maestri, hanno potuto convivere pacificamente. Proprio a Milano, nasce la prima organizzazione dell’Islam ecumenico costituita da musulmani europei con una vocazione intellettuale e una formazione improntata allo studio delle religioni comparate. Da questa sede, ci si augura di sviluppare un modello illuminato dell’Islam d’Occidente, che sappia riaggiornare senza idealismi quella “Casa della Sapienza” che non ha nulla da spartire con la semplice erudizione, ma è bensì orientata verso la realizzazione di una prospettiva universale della religione, declinata armoniosamente in tutti gli ambiti della società e adeguata alla natura dell’epoca contemporanea.

Citavo l’esempio “colto” di Baghdad. Come anche Lei ha sottolineato, le diverse correnti del pensiero umano si ritrovavano per discutere, così come gli individui appartenenti a tradizioni culturali radicalmente diverse. Si dimentica spesso che vi interagivano intellettuali cristiani appartenenti a varie confessioni con intellettuali musulmani. La sfida che li attendeva era immensa: raccogliere, approfondire e trasmettere l’eredità degli antichi e custodire, irradiandola, la luce della conoscenza. Nello specifico delle istituzioni accademiche o culturali musulmane, in cosa potrebbe consistere la struttura degli studi e l’offerta didattica? Quali sarebbero gli obiettivi formativi?

In questo panorama, la CO.RE.IS. Italiana ha promosso e organizzato da anni per i propri membri un percorso di formazione teologica islamica per responsabili religiosi (uomini e donne) e ministri del culto musulmani (imam), che sappiano approfondire la conoscenza della dottrina tradizionale contenuta nel Corano e negli insegnamenti del profeta Muhammad e dei sapienti, e riattualizzarli alla luce del tempo presente e delle caratteristiche della società europea. Il confronto con i testi sacri delle altre tradizioni, lo studio dell’ordinamento giuridico nazionale e della storia del pensiero occidentale sono le principali coordinate di riferimento per la formazione di qualificati referenti religiosi musulmani in una società civile contemporanea priva di ghetti ed estremismi. È iniziata così una proposta di formazione inizialmente indirizzata a soddisfare le esigenze di approfondimento dottrinale e di pratica del culto di alcuni cittadini italiani musulmani. Solo più tardi lo sviluppo di questi corsi avrebbe preso la forma attuale, orientata alla formazione di referenti religiosi del culto islamico (teologi) e di imam (guide musulmane). La caratteristica dei due corsi è diversa: mentre la formazione per imam si concentra su una conoscenza di base delle scienze religiose islamiche e dell’ordinamento giuridico dello Stato italiano, il corso per teologi integra un programma di studio di religioni comparate, di storia della civiltà islamica, di storia del pensiero filosofico occidentale e di educazione interculturale. Corsi di lingua araba e di lingua italiana per stranieri sono complementari. Obiettivo della formazione degli imam è quello di favorire nei corsisti, tutti uomini, maggiorenni e di fede musulmana, la capacità di guidare la preghiera e di preparare il sermone con una competente conoscenza del sacro Corano, dell’arabo tradizionale, della lingua italiana e del contesto sociale contemporaneo. Tutto questo non vuol dire che l’imam debba improvvisarsi come mediatore sociale, ma che la sua assistenza spirituale e morale può essere determinante per armonizzare il rapporto tra fede, ragione, cultura e diritti umani. I nostri corsi vogliono azzerare i rischi di una dimensione religiosa concepita come estranea o avulsa dal contesto italiano contemporaneo. L’imam non può rappresentare una lingua, una cultura, una nazione straniera, ma sarà particolarmente efficace solo se saprà essere l’interprete fedele della dottrina religiosa e anche della dimensione vissuta della stessa dottrina, secondo la lingua e la cultura della Nazione in cui vive insieme ai fedeli ai quali si indirizza nella sua responsabilità religiosa.

Si è parlato molto negli ultimi anni della formazione degli imam in Francia, Svizzera, Germania etc. In Germania è possibile per i candidati all’imamato seguire dei corsi di teologia in alcune università statali. Come si struttura nel centro diretto dal CO.RE.IS la formazione dei futuri imam? Quale costellazione di ideali o di valori di riferimento ispira la loro formazione?

Proprio per garantire l’efficacia di questo rapporto, i nostri corsi non seguono un programma classico di studio della lingua o della dottrina come avviene nella maggioranza dei Paesi d’Oriente, ma partono dal ciclo dell’esistenza di ogni persona, per permettere all’imam di imparare a preservare l’orientamento spirituale dei fedeli nelle fasi principali della loro vita. Particolare importanza assumono quindi argomenti come la vita e la morte, lo studio, il lavoro, l’amore e la famiglia, proprio perché permettono ai futuri referenti religiosi di contestualizzare la competenza dottrinale nell’applicazione pratica e vissuta. I nostri corsi per imam si concentrano sui seguenti aspetti dottrinali: la nascita, il valore sacro della vita umana, la creazione del mondo e la responsabilità dei vicari di Dio sulla terra, la pari dignità dell’uomo e della donna, i pilastri del culto, l’educazione e la ricerca della conoscenza, la trasmissione del sapere, i principi della fede islamica, la storia dei profeti nel Corano, il dialogo interreligioso, il lavoro e il sostentamento, l’unità della famiglia, il matrimonio civile e religioso, il dovere dei genitori nei confronti dei figli, l’identità islamica e la partecipazione attiva al benessere diffuso della società, la responsabilità politica e il valore universale dell’etica, la morte e l’eredità. A integrazione di questi argomenti l’imam deve seguire corsi sulle regole sanitarie degli ospedali in merito a nascita, cura e assistenza di malati, defunti, avere una preparazione di base sulla registrazione degli atti civili di nascita, matrimonio, divorzio o morte, sulle normative in vigore del contratto di formazione o di lavoro, in materia di diritti dei musulmani in Italia e sul quadro legato all’insegnamento nelle scuole pubbliche e private e alle relative regole a tutela delle esigenze specifiche dei bambini musulmani in materia didattica e alimentare. Il referente religioso che esce dai corsi della CO.RE.IS deve, infatti, cercare di farsi trovare pronto nel rispondere ai chiarimenti dei fedeli non soltanto sui principi della fede in moschea, ma soprattutto sul modo di integrare serenamente le proprie esigenze religiose nel rispetto del sistema giuridico e culturale esistente in Italia. Solo in questo modo i ministri del culto, musulmani italiani, sapranno contribuire in modo determinante alla costruttiva e attiva partecipazione dei musulmani alla società e facilitare il loro ruolo civile, interculturale e professionale, mantenendo e riattualizzando il patrimonio spirituale della propria identità religiosa. Proprio questi imam potranno agire come facilitatori e collaboratori delle istituzioni e dei musulmani nel processo di integrazione anche della comunità islamica nel panorama del pluralismo confessionale e multiculturale attuale.

Lei cosa si augura per il futuro?

Siamo fiduciosi che grazie al lavoro di questi imam le nuove generazioni di musulmani in Italia sapranno vivere serenamente la loro dignità religiosa e scoprire il pieno significato della cittadinanza democratica. Proprio la maturazione di questo lavoro ha suscitato l’interesse e ricevuto il sostegno anche da parte di istituzioni del mondo islamico come l’ISESCO, la prestigiosa organizzazione internazionale per l’educazione, la scienza e la cultura islamica con sede a Rabat in Marocco, che da anni ha voluto esprimere il proprio apprezzamento per l’elaborazione di una prospettiva di ortodossia islamica che sembra rispondere efficacemente alle nuove sfide del mondo contemporaneo e allo sviluppo del pensiero tradizionale islamico in Europa.

di Gabriele Palasciano

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