Interviste sul tema: prospettive sull’Università. Tra passato, presente e futuro (3)


Intervista a Riccardo Di Segni: l’università in prospettiva ebraica.

Riccardo Di SegniRiccardo Di Segni, nato nel 1949, è rabbino capo della comunità ebraica di Roma, la più antica della diaspora occidentale. Laureato in Medicina e Chirurgia, è stato membro del Consiglio direttivo dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, ed è vice presidente della Conferenza Rabbinica Europea e direttore del Collegio Rabbinico Italiano. Notevole il suo impegno per il dialogo interreligioso.

Rabbino Di Segni, voglio partire da una domanda che a molti potrà sembrare banale. Un mio professore universitario, però, ripeteva che le cose più banali o evidenti a volte sono le più difficili da spiegare… Come si situa l’Ebraismo – con le sue principali e diverse correnti – di fronte alle realtà del sapere umano e dei “luoghi del sapere” (scuola, università, etc.)?

Per l’Ebraismo lo studio è una norma religiosa fondamentale; lo studio è parte integrante della vita religiosa ed è un obbligo da adempiere quotidianamente, da quando si è in grado di capire fino a quando si è in vita. L’obbligo di cui si parla qui si riferisce alla Torah, rispetto alla quale le altre discipline sono secondarie. Si faccia attenzione al fatto che secondarie non significa inutili, ma complementari e necessarie sia allo studio della Torah che al corretto ordine e sviluppo sociale. Come vi è un obbligo specifico e individuale allo studio della Torah, vi è comunque un grande stimolo, certo più generico ma non di poco conto, allo studio delle discipline che consentono all’uomo di vivere e crescere in questo mondo. L’educazione allo studio è parte essenziale nella formazione di un ebreo, e di qui deriva l’attitudine e la considerazione ebraica per ogni tipo di studio e in generale per ogni luogo del sapere.

Dal punto di vista storico, credo che, almeno nel periodo medievale, non si possa parlare di fondazioni di università ispirate dall’Ebraismo. Eppure la vitalità del pensiero ebraico e delle scuole rabbiniche, nell’Antichità come nel Medioevo, è un aspetto molto interessante nella storia della nostra civiltà…

L’Ebraismo nel Medioevo non si poteva permettere da solo di fondare università. Ma almeno pare che a qualche fondazione abbia partecipato, come alla scuola medica salernitana. Gli ebrei hanno studiato nelle università medievali se e quando gli è stato permesso, con grande varietà di regole da luogo a luogo e da tempo a tempo. Nel frattempo era essenziale mantenere in ogni nucleo comunitario la continuità dell’insegnamento tradizionale e per questo c’erano scuole ovunque, più o meno prestigiose.

In cosa consisteva l’insegnamento nelle scuole o nelle accademie rabbiniche del periodo precedente alla fondazione di vere e proprie università ebraiche? Com’era percepita la relazione tra le diverse forme dello scibile umano?

Nelle scuole rabbiniche si insegnavano le discipline rabbiniche. Nelle scuole interne delle comunità ebraiche si insegnava come materia principale la Torah, e come accessori altre materie necessarie per la vita sociale (lingue, matematica etc.). La formazione di dotti ebrei in discipline non religiose avveniva o con insegnanti privati, cosa che si potevano permettere le famiglie più benestanti ma era una pratica molto comune, o con processi di autodidattica o con l’iscrizione a corsi universitari laddove erano consentiti. Un esempio importante è lo studio della medicina. Sono state pubblicate liste di ebrei laureati in università italiane per vari secoli.

Qual è stata la loro evoluzione in epoca moderna? Come gli intellettuali ebrei hanno trovato spazio in università occidentali?

Con l’emancipazione i divieti agli ebrei di accesso alle università si sono affievoliti, ma con grande variabilità. È tristemente nota la regola del numerus clausus che consentiva solo a un ristretto numero di ebrei di accedere in certi istituti. Persino negli Stati Uniti, fino agli inizi degli anni Sessanta, c’erano università precluse agli ebrei. Questi si sono spostati nei posti più accoglienti, rivendicando tra l’altro che gli istituti che li accoglievano ci guadagnavano nettamente in qualità a differenza di quelli che li respingevano. In Italia il potenziale intellettuale ebraico affluito nelle università fu tale che agli inizi degli anni Venti si calcola che il numero dei docenti ebrei arrivasse al 20% del totale. Poi arrivò la mannaia fascista, che cacciò via gli ebrei dalla docenza, ma prima, in contraddizione, la norma emanata per diffondere la cultura italiana all’estero, che offriva l’università italiana gratuitamente agli stranieri, aveva convogliato in Italia un gran numero di intellettuali ebrei, altrimenti esclusi. Ma è da segnalare che con l’età moderna e contemporanea, oltre che con l’apertura delle università, si è creata una crisi nel mondo ebraico. Prima le scienze e la filosofia erano considerate il coronamento della formazione del dotto ebreo, ed era frequente l’associazione di attività come quella del medico-rabbino. Nel 1800 l’iscrizione alle università poteva rappresentare l’assunzione delle categorie critiche del pensiero positivista dominante, con la negazione di valori tradizionali, per cui in molti ambienti la corsa alle università fu considerata in opposizione alla tradizione. Ma è comunque un discorso molto complesso che non si esaurisce in facili schemi di contrapposizione.

Lo scorso secolo è stato testimone degli orrori che il suo popolo ha subìto da parte di ideologie disumane incarnate da uomini senza scrupoli. La sofferenza che suscita il solo pensiero di tali eventi storici è condivisa. Ciononostante, non bisogna dimenticare che, come lei ha già accennato in precedenza, nel corso di questo stesso secolo è stato considerevole il contributo dato da pensatori, letterati e scienziati ebrei alla storia dell’umanità. Proprio nel corso del XX secolo sorgono diverse università ebraiche in Israele. Quali sono stati i fermenti intellettuali e culturali che hanno determinato questa nascita?

L’Università ebraica di Gerusalemme, nata nel 1925 prima ancora dello Stato ebraico, voleva essere una risposta all’esclusione degli ebrei agli studi universitari e una iniziativa essenziale per riportare le eccellenze intellettuali ebraiche nell’antica nuova patria da rifondare. Uno strumento fondamentale di ricostruzione dell’unità politica, basandosi sull’eccezionale forza intellettuale che il popolo ebraico stava dimostrando in quell’epoca. La scienza ebraica al servizio dell’umanità, partendo dalla terra d’Israele. È lo stesso progetto dell’Istituto fondato da Weitzman a Rechovot e delle altre università che sono state create in Israele. Non si è mai sopita in campo ebraico la tensione tra pensieri differenti, tra critica laica e tradizione, per cui l’Università di Bar Ilan, a Ramat Gan, fu creata per combinare tradizione e progresso scientifico.

L’Università ebraica di Gerusalemme, o quella di Tel Aviv o di Haifa, figurano come grandi centri di studi e di ricerca scientifica. Questi atenei eccellono, su scala mondiale, in diversi ambiti di ricerca. L’Ebraismo quanto ispira la loro “filosofia” o “cosmogonia” (si intenda, la visione del mondo) Come vede lo sviluppo di questa ispirazione nel futuro?

Sottolineo ancora il fatto che la passione e l’attitudine intellettuale per lo studio e la scienza è parte fondante dell’identità ebraica. Anche se molto spesso prescindono e talora si mettono in antagonismo con posizioni strettamente tradizionali, è la passione ebraica per lo studio e la ricerca che le ispira. Qualcuno dice che l’unica ricchezza reale del popolo ebraico sembra essere il suo cervello; non so quanto sia retorico affermarlo, ma qualcosa di vero c’è, almeno per qualcuno. Aggiungerei un dato interessante. Mi riferisco ad un testo noto della Sacra Scrittura, al capitolo 3 del libro dell’Esodo. Quando Mosè viene chiamato per la sua missione, il Signore gli parla da un roveto ardente. Mosè vede un roveto che arde e si avvicina per vedere cosa sta succedendo, chiedendosi come mai non si consumi. Per attirare Mosè, il Signore si è servito della sua curiosità. La curiosità, cercare di capire, è qualche cosa che nel messaggio ebraico antico – e tuttora valido – mette insieme scienza e sacro.

di Gabriele Palasciano

Per approfondire:

A. Modena, E. Morpurgo, Medici e chirurghi ebrei dottorati e licenziati nell’Università di Padova dal 1617 al 1816, Forni, Bologna, 1967.

M. Brunazzi, A. M. Fubini, ed., Ebraismo e cultura europea del ‘900, La Giuntina, Firenze, 1990.

Matematica-old.unibocconi.it/giornomemo/italiani.htm (consultato: 26.02.2015)

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