L’ ‘In-Assente’ …


A proposito delle luminose parole mistiche consegnateci dalla beata Stampadi Calcutta, padre Cantalamessa, predicatore ufficiale degli ultimi Papi, disse: “Si tratta di una presenza-assenza: Dio è presente ma non lo si sperimenta … in fondo Madre Teresa ha vissuto in positivo, con fede, da parte di Dio, questo vivere come se Dio non esistesse” (intervista a Radio Vaticana, 27.8.07).

In quest’ultimo stadio del rapporto tra credente-epignostico e ateo-agnostico, le rispettive identità possono apparire interscambiabili e non più esattamente definibili – poiché continuamente decentrate in una sorta di immensa periferia -, ma, d’altra parte, è loro permessa un’esperienza paradossale.

Il credente-epignostico potrà accedere ad una paradossale mistica dell’assenza e del nascondimento del Dio-Presente, nel senso di un Dio talmente intimamente presente o disseminato nelle cose quotidiane da sembrare assente da esse: “la fede è arrivata al suo ultimo passo … credere è sempre vivere nell’assenza, in questa assenza inconcepibile che deriva dalla morte di Dio … Non sto dicendo che questa sia una consapevolezza facile da conseguire … ma avendo conosciuto Dio nella sua assenza, possiamo assaporare il mistero di un’invisibile vicinanza … perché abbiamo condiviso con Dio una storia della quale fanno parte anche la morte, il vuoto l’assenza. Crediamo proprio perché abbiamo sperimentato quella teologia dell’abisso che grandi pittori come Mantegna e Holbein il Giovane hanno saputo rappresentare in tutta la sua tremenda capacità di attrazione” (M.Veladiano, Avvenire, 30.3.13).

L’ateo-agnostico, a sua volta, potrà accedere ad una altrettanto paradossale spiritualità della presenza del Dio-Assente e Nascosto – del ‘posto vuoto di Dio’ disse qualche anno addietro Luisa Muraro -, nel senso di un Dio talmente assente dalle cose quotidiane che, “al netto delle ‘mille forme del falso Dio, le mille forme dell’Io che si vorrebbe fare Dio” (Manifesto 9.1.07), potrebbe essere in esse presente: “un Divino che accoglie in sé la fragilità di una ritrosia fino agli estremi confini della non esistenza. Inesistenza ma non indifferenza. Questa contraddizione irresolubile è ben espressa da una sentenza del libro del Talmud Pirkei’ avot (Massime dei padri): «Per la pace fra marito e moglie, Io (dice il Santo Benedetto) sono disposto a lasciare che il mio Nome scritto in santità venga disciolto come polvere nell’ acqua. Quanto più, Io (dice il Santo Benedetto) sono disposto a lasciare che il mio Nome scritto in santità venga disciolto come polvere nell’ acqua per la pace fra gli uomini». Dunque il Santo Benedetto è disposto a negare la propria identità purché la pace regni fra gli uomini” (Moni Ovadia, Avvenire, 12.5.13).

Pan-teismo? No! Forse, un pan-en-teismo escatologico, il paolino “Dio tutto in tutti” (1Corinzi 15,28), nel quale si potrà anche oltrepassare lo stesso bene/valore, seppur necessario, del dialogo per meglio cooperare e lavorare, con l’humor lieto degli alleati (Sequeri), nelle diverse vie verso l’Umanizzazione (Bianchi) o l’Ominizzazione (Sequeri, Girard): “Dio è amore appassionato e disposto a soffrire. Perciò credo che Dio sia nei senza Dio. E che lo si possa trovare fra di loro. In essi Dio attende coloro che credono” (J.Moltmann, Avvenire, 3.2.11).

Troppo difficile? Ambiguo? Inutile? Beh, per dirla con Sequeri: “chi c’è, c’è!”. E Dio, Lui sì che c’è – a saperlo ascoltare – anche “sui muri della metropolitana e negli androni dei palazzi” http://www.youtube.com/watch?v=LK-WzXUJFCo]. O “almeno credo” [http://www.youtube.com/watch?v=wFDU7W5gQJk …

sergio.ventura@cortiledeigentili.com

PS: ringraziamo per il neologismo utilizzato come titolo il caro amico e collega Giuseppe Stinca, il quale, ispirandosi a Neher e Lévinas http://mondodomani.org/dialegesthai/gst01.htm, ha coniato un termi

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