«Laudato si’» torna in versi


da “Il Sole 24 Ore” – 26 giugno 2016 – di Gianfranco Ravasi.

Giotto | «La predica agli uccelli» (particolare), 1295-1299, Assisi, Basilica Superiore di S. Francesco

Giotto | «La predica agli uccelli» (particolare), 1295-1299, Assisi, Basilica Superiore di S. Francesco

Sono davvero molte le suggestioni che il FAI (Fondo Ambiente Italiano) ­ nell’espletate la sua missione – ha ritrovato nelle parole della enciclica di papa Francesco «Laudato si’». In particolare quando il pontefice ricorda che insieme al «patrimonio naturale» c’è anche un «patrimonio storico, artistico e culturale ugualmente minacciato», e ancora di più quando non dimentica la «varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune per proteggere, risanare, migliorare o abbellire qualcosa che è di tutti». Papa Francesco introduce nel suo discorso ecumenico parole cruciali per il tempo che stiamo attraversando: su tutto, la salvaguardia della bellezza come simbolo di una sana relazione con il «creato».

Dunque il Fai – spinto da queste parole – ha voluto verificare quali reazioni l’enciclica papale avesse suscitato non solo tra i vertici dell’associazione ma anche tra una significativa rappresentanza di intellettuali italiani e stranieri. Sono così giunti al Fai, assieme agli scritti di Andrea Carandini (presidente del Fai) e Giulia Maria Crespi (presidente onorario del Fai), i testi di Marco Vitale, Lucetta Scaraffia, Gad Lerner, Giancarlo Bosetti, Salvatore Veca, Michele Salvati, Michelangelo Pistoletto e Wim Wenders.

Dalla raccolta di questi interventi è nato un libro a cura di Pasquale Chessa da! titolo «Laudato Sì. Conversazioni sull’enciclica di Papa Francesco 2015/2016» (edizioni Fai, Fondo Ambiente italiano, Milano, pagg. 126, € 12). Tra i testi pervenuti, il più singolare è stato quello del regista Wim Wenders, che lo ha scritto in forma di poemetto. Qui lo proponiamo nella traduzione di Barbara Venturi per gentile concessione del Fai.

Mentre leggo l’enciclica Laudato si’

sono pienamente consapevole

che si tratta di uno dei documenti più importanti

di questo XXI secolo ancora giovane,

sia a causa del suo autore, Papa Francesco,

sia per il tema: l’insopportabile sofferenza del pianeta.

Mi coinvolge nel profondo, tanto che non riesco a interrompere la lettura.

E poi mi rendo conto che ciò che mi colpisce,

ciò che mi tocca di più in questo testo è il tono!

Il modo in cui penetra con dolcezza nella mia mente trascinandomi pian piano… Non è come leggere un testo teorico o pedagogico,

somiglia molto più auna lettera personale,

che mi è stata indirizzata da un amico intimo (e molto competente).

Vado avanti a leggere

e riesco quasi a sentire la voce pacata dell’autore,

una voce che non ha niente di pedante, lontanissima dal tono di chi tiene una conferenza,

piuttosto la voce di qualcuno che parla come se stesse pensando a voce alta,

la voce gentile di chi vuol condividere con me i suoi pensieri.

Continuo a dimenticare

che è il Papa a parlare (o meglio a scrivere)… A volte l’autore scende su un terreno familiare,

senza mai pretendere di sapere più di quello che già sappiamo,

ma lo fa con tale passione e convinzione

che il semplice flusso dei pensieri,

la complessità e la determinazione del ragionamento

sono trascinanti e ci uniscono in un’unica con­vinzione:

ora o mai più!

Il danno arrecato allaTerra è un danno fatto a noi stessi.

È a noi stessi che stiamo facendo del male, nel lungo periodo.

(E anche nel breve). Sì, è il tono del messaggio

a renderlo così potente e convincente,

ben al di là di qualsiasi saggio o tesi sull’argomento.

Non è che quando finisci di leggere l’enciclica,

ne saprai necessariamente più di prima.

Non è un testo ricco di nuovi dati e intuizioni sorprendenti,

eppure, da quella lettura

esci arricchito e in realtà sai di più.

Con molte cose di cui prima eri consapevole

ora hai un rapporto diverso:

d’ora in poi apparterranno alla tua vita

in senso profondamente esistenziale.

Sei più convinto che mai,

perché l’anima stessa ha inteso

che proteggere il pianeta è una delle questioni più scottanti del nostro tempo.

Spesso le questioni ambientali

che in certi momenti ci appaiono importantissime e urgenti,

vengono relegate in secondo piano

dalla routine e dalle emergenze della quotidianità.

Questa volta è diverso. Papa Francesco ha  soprattutto messo una cosa

in chiaro a voi, a noi, a me:

la sofferenza dei poveri non può essere disgiunta

e considerata una questione separata

dalla sofferenza del pianeta.

Le due cose si appartengono e devono essere risolte insieme!

Invece generalmente sono considerate questioni separate.

Le organizzazioni che le combattono sono impegnate sull’uno o sull’altro fronte.

Non così Papa Francesco e la fede che rappresenta. Quindi non è solo il tono di questo libro

a porlo al di sopra di qualsiasi messaggio politico.

È anche la fonte da cui proviene.

Il titolo stesso, Laudato Sì,

ci ricorda il motivo per cui Jorge Mario Bergoglio

ha scelto il nome di san Francesco e perché scrive tutto questo

rivolgendosi a noi come «Francesco». Nella lunga storia tra l’umanità e la natura

quest’uomo, questo santo, con la sua vita e le sue convinzioni

occupa indiscutibilmente una pagina a sé.

È stato il primo a identificare la propria vita

con quella di ogni altro essere vivente sul pianeta,

e la sua compassione per i poveri non conosceva limiti. Questa enciclica è scritta nel suo spirito

da un altro uomo di Dio pieno di amore e compassione e saggezza,

che ha assunto il nome di Francesco come un segno,

un’indicazione della sua missione:

la riconciliazione della fede cristiana

con la realtà contemporanea e le sue questioni più scottanti:

da un lato la lotta alla povertà,

dall’altro quella contro l’abuso dei preziosi tesori del pianeta:

la sua acqua, la sua aria, le sue piante, i suoi animali, le sue risorse. I nostri principi cristiani,

(non c’è certo bisogno di insistere su questo punto,

è talmente ovvio ed evidente)

non sono solo compatibili, ma identici

con la compassione per I poveri e per il pianeta!

Siamo i custodi dei nostril fratelli

e abbiamo il compito d iaver cura,

della natura, degli animali e della vita sulla Terra, non di sfruttarli. Per una volta, in questa Enciclica,

la fede non è qualcosa che porta i cristiani

a trascendere in qualche modo il mondo e lasciarselo alle spalle,

ma qualcosa che conduce dritto nel mondo,

spingendo ad abbracciarlo e a difenderlo.

E per una volta,

sei impaziente di condividere un testo di chiesa con persone

che non sono credenti

o che pregano un altro Dio.

Dopotutto viviamo sullo stesso pianeta,

siamo fratelli gli uni agli altri,

e sì, anche I diversi nomi di Dio,

nello spirito di compassione e di amore che emana da questo testo,

non possono che essere un ulteriore motivo per rispettare l’altro

e aver cura di ciò che è stato in dono a tutti noi:

il pianeta Terra.

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