Nel “Cortile degli Studenti” si parla della violenza sulle donne


Protagonisti: Card. Gianfranco Ravasi, Giuliano Amato, Consuelo Corradi, Francesca Corrao, Giorgia Abeltino e Gemma Vecchio insieme a 300 studenti.

Si è svolta giovedì 30 marzo, presso la Regione Lazio – Sala Tirreno – una nuova edizione del “Cortile degli Studenti” dedicata al tema “Prepotenza e Paura. La dignità della donna contro la violenza”.

L’evento è stato organizzato dal “Cortile dei Gentili”, con il patrocinio della Regione Lazio, per e con gli studenti, con l’intenzione di riflettere e dialogare, in modo spontaneo e libero, su un argomento tanto attuale, quanto toccante, e tutt’altro che estraneo al mondo dei giovani: la violenza sulle donne. Hanno partecipato all’incontro diversi licei di Roma – Tasso, Dante, Gassman, Albertelli, Pacinotti, Visconti, Kennedy, De Chirico – e l’istituto superiore Lombardo Radice.

Ad accogliere i ragazzi, il Presidente Nicola Zingaretti, il quale si è soffermato sul bisogno di reagire contro la violenza: “Tutti devono fare la propria parte. Tutti possiamo fare qualcosa per combattere questa grande piaga. Il cambiamento deve partire da tutti noi”.

Grazie al sostegno di Anthos Produzioni, e di Maite Bulgari, l’evento è iniziato con la proiezione del film “L’amore rubato” di Irish Braschi, tratto dal romanzo di Dacia Maraini. Il libro nasce da terribili fatti di cronaca nera con l’intenzione non solo di denunciare qualsiasi forma di violenza, ma anche di raccontare le vite di donne forti che lottano contro mariti, amanti, amici, contro quegli uomini che sostengono di amarle.

Gli studenti, fortemente colpiti dalle immagini del cortometraggio, hanno sùbito aperto il dibattito, moderato dal Prof. Sergio Ventura, con riflessioni e domande acute, spesso anche provocatorie, rivolte alle personalità presenti: “Esistono diverse forme di violenza e casi in cui i ruoli si sono invertiti, ossia situazioni in cui è la donna a provocare e l’uomo, essendo fragile mentalmente, al momento, reagisce con aggressività. Anche qui si può parlare di violenza?”.

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Secondo il Professor Giuliano Amato, la violenza nasce dalla paura della donna, più che dall’affermazione del suo possesso: “Il problema non è la donna, ma l’uomo. Il dramma di oggi è il suo gigantesco disadattamento. La storia dell’umanità è segnata dal maschio che vuole dominare, nonostante la sua dipendenza dalla donna. Oggi, invece, si trova difronte all’emancipazione femminile, quindi, al fatto che la donna non sia più un animale mansueto, a disposizione, anche sessualmente, del maschio, ma un pari. Il modello di macho, gli è di conforto, gli restituisce apparente sicurezza”.

A mettere in luce la natura del rapporto uomo-donna è stato il Cardinale Gianfranco Ravasi, il quale descrive la relazione con le parole io-res: “La donna è vista come una cosa e a dominare è il primo anello della figura umana, quello sessuale, che condivide con gli animali. Oggi la relazione ha perso la dimensione dell’eros, ossia della tenerezza, del sentimento, e quella dell’amore, il vertice di tutto. L’atto d’amore è guardarsi negli occhi”. Ricorda le parole di Pascal: “Nella fede, come nell’amore, i silenzi sono più eloquenti delle parole”.

È seguìto, poi, il toccante intervento di Gemma Vecchio, la quale, raccontando la sua esperienza personale, ha posto l’accento su un aspetto preciso: “Venendo dall’Africa pensavo che agli occidentali non appartenessero forme di violenza. La cultura è qualcosa di bello, di alto, ma si tratta di un costume che cambia in base al luogo, il progresso, il benessere e le leggi di un paese. Tutto dipende, quindi, dall’emancipazione, dal rispetto e il riconoscimento delle pari opportunità”.

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La professoressa Francesca Corrao, esperta islamista, ha precisato: “In alcuni paesi islamici non esistono le Costituzioni, quindi, il riferimento è solo il Corano, che viene usato come arma e alibi per andare contro le donne. È nato, infatti, il femminismo islamico; le donne leggono i testi sacri per dimostrare che non sono testi misogini”.

La dottoressa Giorgia Abeltino richiama la questione del cyberbullismo, propriamente occidentale: “Questo tema è molto sentito da Google. Nelle grandi aziende digitali vige il principio tolleranza zero alla violenza e al razzismo. La tecnologia è fondamentale, ma deve essere responsabile. Anche gli utenti, le persone, devono indignarsi e segnalare contenuti non appropriati. Il cambiamento richiede l’intervento di tutti”.

Il motore della lotta alla violenza è l’intervento degli educatori, e soprattutto delle famiglie, sostiene il neo Presidente della Fondazione “Cortile dei Gentili”, Consuelo Corradi: “La famiglia è importante perché insegna il rispetto degli altri. Non si può pensare che la violenza possa esser vinta mettendo le donne contro gli uomini e viceversa. Quando la violenza ha inizio non si sa mai chi è stato il primo. Il punto è fermarla quando la vediamo”.

Federica Testaverde

 

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